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Indirizzo
presso Poliambulatorio Valentini piazzetta Conciapelli 20, Padova

Dr.ssa Annalisa Fabbri

Albo degli Psicologi del Veneto, n°2924

Psicologa. Psicoterapeuta. Arteterapeuta. Orientamento junghiano.

Riceve presso Poliambulatorio Valentini piazzetta Conciapelli 20, Padova

LA DISSOCIAZIONE È SEMPRE INDICE DI PATOLOGIA?

Nella letteratura clinica viene riportato spesso, in caso di abuso sessuale, in caso di catastrofi o guerre, la presenza nei sopravvissuti di un disturbo di personalità che è espressione di rigide difese dissociative. La dissociazione è un barriera messa in atto dall’io del soggetto contro le emozioni non elaborabili prodotte da un trauma e diventa una patologia vera e propria quando perde le caratteristiche di adattabilità e protezione quando cioè viene perso il controllo delle proprie funzioni mentali superiori e non si ha più accesso all’elaborazione dell’esperienza.

Attorno agli anni ’60 Ronald Laing, tra i padri dell’antipsichiatria, descriveva la dissociazione come

“accentuazione dell’insicurezza ontologica comune a tutti gli uomini, per cui anche in circostanze di vita ordinarie, un individuo può sentirsi più irreale che reale, letteralmente più morto che vivo, differenziato in modo incerto e precario dal resto del mondo, così la sua identità e la sua autonomia sono sempre in questione. Può mancargli la sensazione della continuità temporale; può fargli difetto il senso della propria coerenza o coesione personale. Si può sentire come impalpabile, e incapace di ritenere genuina, buona e di valore la stoffa di cui è fatto. Può sentire il suo io parzialmente disgiunto dal suo corpo.”

Nel 1986 Frank Putnam MD e la dott.ssa Bernstein-Carlson, statunitensi, hanno pubblicato il DES (Dissociative Experiences Scale), un test di screening autosomministrato che valuta se i livelli di dissociazione siano da ritenere nella norma oppure no. Nel 1988 nasce la rivista “Dissociation” interamente dedicata ai disturbi dissociativi. In quegli anni la dissociazione viene vista come una anomalia o alterazione delle normali funzioni integrative di memoria, identità e coscienza. Se l’alterazione è a carico della memoria verrà formulata una diagnosi di amnesia/fuga dissociativa, se ad essere alterato è il sentimento di sé la diagnosi sarà disturbo di depersonalizzazione.

Le numerose ricerche, condotte soprattutto negli USA, conducono a due strade percorribili cui corrispondono due scuole di pensiero: una che si concentra sugli aspetti neurobiochimici della dissociazione, l’altra che pone l’accento sull’influenza del contesto ambientale e delle relazioni.

La prima, a cui fanno capo ricercatori come Murray Stein (Università di S.Diego), Eric Vermetten (Università di Utrecht, Olanda), e Roger Pitman (Università di Harvard), rende note le alterazioni che potrebbero scatenare la sintomatologia dissociativa. Il secondo filone di ricerca studia l’influenza dell’ambiente relazionale-familiare e sociale sulle cause della dissociazione evidenziando anche la capacità di alcuni terapeuti di indurre stati alterati e dissociativi nei pazienti: tra gli studiosi di questo filone, l’approccio di P. M. Bromberg risulta tra i più ricchi di spunti per una riflessione psicoterapica ed afferma che la capacità della mente umana di limitare adattivamente la sua autoriflessività è il segno distintivo della dissociazione e che i soggetti traumatizzati sono tra i pazienti più difficili perchè trauma e bisogni insoddisfatti producono uno stato di alienazione.

Oggi il prof. Lingiardi, psicoanalista, nel suo testo sui meccanismi di difesa, descrive chi utilizza la dissociazione come una persona che affronta i conflitti emotivi e le fonti di stress interne o esterne attraverso un’alterazione temporanea delle funzioni integrative della coscienza o dell’identità: un particolare affetto o impulso agisce nella vita del soggetto che non percepisce l’esistenza di questo affetto o impulso.

Quello che emerge da quanto esposto sopra è che ci sono diversi gradi di dissociazione, che la dissociazione diminuisce con l’età e, mentre qualche decennio fa era ritenuta soltanto indice di patologia, oggi gli studiosi citati mostrano che può essere normale per un bambino avere un amico immaginario, oppure essere assorbiti dalla visione di un film coinvolgente, così come fare in “automatico” parte della strada che conduce al lavoro o a casa.

Nella popolazione generale italiana il livello di dissociazione è molto simile a quello rilevato nei diversi paesi europei e negli Usa confutando così l’ipotesi che possa essere un fenomeno esclusivamente culturale.

È vero anche che l’esperienza dissociativa può essere raggiunta spontaneamente oppure attraverso l’assunzione di sostanze, o anche esperita con esercizi comportamentali quali la scrittura automatica, il training autogeno, gli esercizi di yoga, le danze parossistiche o le pratiche ascetiche.

È inoltre possibile provocare un’amnesia dissociativa, con ripercussioni sulla memoria, anche in individui normali somministrando farmaci psicotropi come le benzodiazepine.

Le difese dissociative, se intense e massicce, sono espressione di un bisogno fondamentale del soggetto e sono presenti allo scopo di impedire un’esperienza interna dolorosa; le difese vengono erette per mantenere il controllo sul mondo esterno e, se nella storia del soggetto è presente un pesante trauma, per cercare di evitare il pericolo di una ritraumatizzazione.

Articolo a cura della dott.ssa Annalisa Fabbri, psicologa psicoterapeuta Padova

Bibliografia

P.M. Bromberg “Clinica del trauma e della dissociazione” Milano, Raffaello Cortina Editore, 2007

Gianni Cozzolino, Sabrina Ulivi Diletta Pieratti. “La Sindrome da personalità Multipla:conoscenze attuali, teorie ed ipotesi sulla sua genesi”. 2009, Psychomedia- Salute mentale e Comunicazione.

A Cura di Giovanni Liotti “Le discontinuità della coscienza” 1993, Milano, Franco Angeli,

R.D. Laing. L’Io diviso,1969.Torino, Einaudi,

V. Lingiardi, “I meccanismi di difesa” 2002, Milano, Raffaello Cortina

A. Fabbri Bombi, I. Bertin, F. Cristante, G.Colombo “Un contributo alla taratura del DES di Berstain e Putnam ” 1996, Bollettino Psicologia Applicata, 219, 39-46 ED. OS Firenze

E’ possibile ricercare altri psicologi a Padova nell’Elenco Nazionale Pagine Blu degli Psicologi Psicoterapeuti

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